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Gran Premio d'Italia 2013 - Diario

E' stata una regata molto impagnativa, non solo ariette, un vento fino a 20 nodi nella bolina iniziale ci ha messo subito in riga e un inatteso colpo di vento a Capraia, sul finale, è arrivato a mischiare le carte. Purtroppo ancora una volta una avaria all'elettronica di bordo, al trasduttore del vento del sistema di timoneria automatica, ha reso più difficile la regata, estenuante!! ma credo abbiamo "confezionato" comunque una buona prestazione.

Vediamo subito i numeri di questo gran premio:

Percorso abbreviato a causa dell'alta pressione, però alla fine il vento c'era: fino a 18 nodi nella bolina il primo giorno, 15 nella bolina da Giannutri, un colpetto da 20 a Capraia di ritorno a Genova, un po' meno verso la fine, ma 100 miglia al giorno non è niente male. Per fortuna il vento è stato generoso altrimenti la classifica di Giannutri sarebbe potuta divenire quella finale e la corsa sarebbe certo stata meno interessante ed avvincente...

1) Cuciuc e Righetti primi nei serie a Giannutri ed in testa per buona parte della corsa: Vero che la regata finisce a Genova, Giannutri non è Funchal... , ma c'era una linea di arrivo, un addetto con il cronometro e vi garantisco che fa un certo effetto! Peccato per il risultato finale, abbiamo fatto un paio di errori, ho imparato una lezione sugli shift, coperture e tattica che sarà difficile dimenticare, più un po' di sfortuna nella parte finale, ma l'11 non toglie niente ad una prestazione che diventa stagione dopo stagione sempre migliore man mano che esperienza e la difficile e costosa preparazione della barca e dello skipper progrediscono.

2) Due vittorie consecutive al gran premio d'Italia per Pascal. Ve lo avevo detto che questo ragazzo è in gamba, ricordate? È in lista di attesa per partecipare alla Transat, spero lo incontreremo di nuovo a Douranenez!

3) Terzo classificato nelle imbarcazioni di serie Andrea Pendibene: Se io provo un po' di imbarazzo nel trovarmi a respirare la stessa aria degli equipaggi in testa alla flotta, è la prima volta che resto "li" tanto a lungo, certo non si può dire lo stesso di Andrea: a dimostrazione che sacrificio, costanza e impegno pagano.
Questo è uno dei mantra che ripeto spesso nei momenti di difficoltà: avanti! I conti si fanno alla fine, e la fine è lontana!

E i proto? (contrassegnati dalla lettera "P" nella classifiche, vi ricordo che sono imbarcazioni diverse dai serie, "S") Vittoria della n.5 paris Texas, una barca praticamente d'epoca, e ottima prestazione del coach Paltrinieri con Gelmini su Exing99, unici italiani nei primi dieci equipaggi a tagliare l'arrivo insieme a Pendibene e Valsecchi su Marina Militare e Andrea Fornaro, già alla seconda regata in mini quest'anno, due podi su due, mi auguro di incontrare più spesso questo atleta dalle notevoli qualità! Buona prestazione anche per Mavie ed il suo skipper Andrea Farina, altra barca in lista per la Transat. Ho saputo che oltre ITA556 e Exing99, Mavie era l'unica barca a non disporre della stazione del vento. Ciò dimostra che l'attrezzatura non sempre fa la differenza, l'equipaggio invece si!
Ecco il valore su cui investire!

Vi racconto tutto con ordine grazie alle immagini che mi ha inviato il mio amico Andrea..


Ordine dei passaggi all'Isola di Giannutri



Flotta ancora compatta dopo la partenza, saliamo di bolina con vento di 15-18 nodi.
Durante la prima parte della bolina il vento non è stato leggerissimo (avete visto la foto?), ma ci siamo ben difesi interpretando correttamente le informazioni meteo che elaboro sempre la sera prima di ogni regata. Ci aspettavamo 3 rotazioni del vento, la prima a sinistra (immaginando il vento provenire da davanti) l'abbiamo subita rimanendo sul lato opposto perché i numeri (gli angoli) non corrispondevano, non ho quindi voluto correre il rischio, ma la seconda e la terza... Direi proprio agganciate in pieno: l'ultimo bordo ci ha portato proprio in capraia con una lunga bascula! Per fare un paragone calcistico è un po' come tirare un calcio d'angolo e servire la palla proprio sulla testa dell'attancante: si tratta però, in questo caso di un cross di quasi 200 chilometri!


Grazie alla brillante salita a Capraia siamo già in buona posizione, (ma noi non lo sappiamo!), nel bordeggio verso l'Elba e Giannutri difenderemo il primato continuando a seguire il mio roadbook senza preoccuparci del resto della flotta.


Una volta all'Elba optiamo per un passaggio stretto, ci ritroviamo in compagnia di Pascal che è un po' largo, il grosso della flotta è molto esterno, lo vediamo avanzare lentamente sullo sfondo di Montecristo, andiamo ad incrociare con loro e siamo davanti a molte barche, tutte... ?Arriviamo in prossimita della linea la sera, nell'oscurità, con lo spinnaker grande. Dovendo tagliare la linea tra la punta di San Francesco e una boa luminosa, orziamo al massimo con lo spi fino a pochi metri dalla punta, poggiamo sulla linea ammainando lo spi e orziamo prontamente entrando in golfo Spalmatoi senza perdere acqua: bella manovra! Dall'oscurita ci raggiunge un gommone e ci viene consegnato un documento con le istruzioni per proseguire la regata. Purtroppo gli addetti non sono in grado di confermarci la posizione... Comunque siamo molto emozionato e felici!

Tagliata la linea di giannutri, durante la notte saliamo di bolina con vento fino a 15 nodi tirando dei difficili bordi per passare il piu possibile vicino al Giglio, da lasciare obbligatoriamente a destra. Funziona: la mattina vediamo le barche inseguitrici ancora più distanti. Nel pomeriggio, completato un tecnico, difficile giro a Ovest dell'Elba, siamo ancora davanti!! Tra l'Elba e Capraia incrociamo davanti a Pascal, Piero, Nikki, Andrea e il D2 Colibrì, certo il vantaggio si è affievolito. La sera del penultimo giorno facciamo un errore: a Capraia bisognava virare e andare verso ovest, il largo!, abbiamo aspettato una migliore rotazione del vento che non è mai arrivata!! A Gorgona ancora una fievole opportunità di virare a Ovest, ma l'angolo è così verso sud che... Ne approfitterà invece Colibrì.


Finale... purtroppo nell'ultimo giorno sono stato poco fortunato: nelle infinite bonaccie tra Gorgona e La Spezia altre barche sono state raggiunte dal vento prima di ITA556. Le barche che si trovano a Ovest vanno con un vento migliore (se avessi virato in Capraia...), mentre noi nel bordeggio lungo la costa ligure abbiamo scelto di tirare molti bordi per evitare tutte le "bolle" costiere senza vento, non volevo rischiare di rimanere bloccato!! senza prendere rischi non riusciamo però a recuperare alcune posizioni per un soffio, sempre di vento, si intende!, Classifica finale 11 su 15 imbarcazioni di serie, 22 nella classifica overall.


Il risultato di una regata è senza "se", e senza "ma" un numero.
Non si tratta però solo di vincere o perdere, ci sono altri valori in campo, ed è il motivo per cui in questo sport partire, esserci, andare fino in fondo, e per quanto mi riguarda anche “ripartire” (!!) è già un traguardo!
Al di la del risultato finale l'andamento delle ultime regate è davvero incoraggiante: lo sviluppo delle prestazioni della barca sta portando i risultati sperati e tutto il lavoro fatto in queste ultime stagioni sta portando gradualmente ad affievolirsi quel vantaggio in termini di esperienza con chi ha tra il doppio e 10 volte le nostre miglia, la differenza con alcuni è ancora grande, e non potrebbe essere diversamente, ma è altresì evidente che lavorando con impegno e costanza potrebbe presto divenire meno abissale.

A presto per la Sanremo Mini Solo!

Federico
 
Gran Premio d'Italia 2013
Ancora due impegni per questa prima parte della stagione 2013:

- Gran Premio d’Italia - 13 aprile
- Sanremo Mini Solo - 9 maggio

Gran Prix d’Italia - doppia - 540 nm

Genova – Capraia – La Caletta – Genova

13 Aprile 2013

Sanremo Mini Solo - solitaria - 230 nm

Sanremo – Gallinara – Porquerolles – Sanremo

9 Maggio 2013

Il GPI è una regata molto tecnica: La difficile “uscita” dal golfo di Genova, il passaggio di Capraia, la discesa fino a La Caletta in Sardegna, la salita verso la costa tirrenica, Giannutri, l’Argentario, il Canale di Piombino, e su, su, di nuovo attraverso il Ligure per l’arrivo finale all’ingresso del Porto di Genova. 540 miglia difficili da interpretare, senza informazioni meteorologiche dettagliate, lavorando 24 ore su 24 per 4-5 giorni su di una piccola, leggerissima imbarcazione di 6 metri e mezzo che porta oltre 120mq di tela al vento!
Lo scorso anno una magistrale interpretazione ci fu offerta da Pascal Braud, un ragazzo di Marsiglia che condusse tutta, tutta la regata sempre tra le prime posizioni con un Dingo, una barca simile alla mia, quest'anno tenterà nuovamente l'impresa!, sarà un ottimo riferimento, ricordo fior di campioni ad inseguirlo per tutto il Tirreno! Anche quest'anno tra i partecipanti ci sono atleti di spessore! L'elenco è sul sito della regata.

Saremo in due, ma al momento ancora non so chi sarà il mio secondo: tra gli imprevisti del mestiere di navigatore c’è anche la ricerca last minute del coéquipier, ma vedo con piacere che quest’anno le candidature, nonostante lo scarso preavviso, sono numerose e qualificatissime! Grazie agli amici velisti, in particolare quelli che hanno perigliosamente puntato i piedi per ottenere ferie impossibili, quelli disposti a lasciare sul pontile dello YCI il proprio MINI per correre sulla 556 con me o mandare all’aria il proprio lavoro, progetti e importati impegni sportivi e professionali per garantirmi in ogni caso di poter correre la regata! Di tutto questo sono davvero, sinceramente, tanto tanto lusingato!

E’ ormai chiaro che avrò un compagno, ma sarà come correre con ognuno di loro, anche se uno solo sarà li a prendersi il freddo, l’acqua, dormendo 30-40 minuti ogni tanto, quando il meteo, la regata e gli altri partecipanti ce lo permetteranno. E’ la terza regata del 2013, il mio terzo Gran Prix, sono pronto, ho fiducia, sono sereno: Non vedo l’ora di mettere in campo l’esperienza delle ultime, pesanti e sudate miglia per mettere il segno su di un nuovo significativo avanzamento verso una gestione ancora più veloce e competitiva della navigazione d’altura.

Per seguire la regata: www.gpi-mini650.com Partenza il 13 aprile alle ore 12:00!!!

 
Arcipelago 650 - 2013


Diario di bordo:

Archiviata la Solitaria di inizio stagione nutrivo grande aspettativa per questa classica regata del circuito italiano Classemini.

E’ la mia terza partecipazione alla Arcipelago, conosco molto bene il campo di regata ed ho l’opportunità di correre in coppia con Stefano Paltrinieri che è uno degli atleti più esperti della categoria. Non solo è per me l’occasione di fare un buon risultato, già terzi nei serie e quinti overall nella passata edizione, anche un momento in cui attraverso l’esperienza di Stefano posso verificare i miei progressi e incassare qualche prezioso consiglio su cui lavorare nei mesi successivi.

Quest'anno la regata è molto differente dalle passate edizioni:

Livello dei partecipanti: nientemeno che Pietro d’Ali, uno dei velisti più esperti e completi del pianeta, un numero sempre crescente di professionisti e tanti nomi noti della vela italiana tra i partecipanti di questa regata, poi tanti velisti stranieri, russi, l'americano Jeffry, australiani, francesi, ed un gruppo di atleti italiani, meno noti, ma che continua a crescere tecnicamente, anno dopo anno, segnando sempre più successi nelle regate di casa come all’estero.

Meteo: molto, molto impegnativo per uomini e attrezzature. Venti di oltre 30 nodi da sud-est, poi da Nord Ovest, temporali, pioggia, freddo… niente di meno, tutto quanto il meteo può offrire per rendere più difficile, rischiosa e impegnativa una competizione che per le sue caratteristiche (corriamo 24 ore su 24 per 170 miglia) è già estrema anche con il bel tempo!

Come è finita? Incredibile! quasi come lo scorso anno: quinti overall e quarti tra i serie! Ci siamo riconfermati nonostante le difficili condizioni piazzandoci in mezzo a nomi che... vi lascio immaginare l'espressione mia e di Stefano mentre ascoltavamo le loro voci alla radio! Certo: la burrasca è la stessa per tutti, ma chi conosce questo tipo di regate sa bene quanto le condizioni difficili amplificano la distanza tra chi ha più o meno esperienza.



Partenza così così: uno sgradevole incidente, una vela caduta accidentalmente in mare, ci ha bloccato per 20 minuti abbondanti! Non c’è tempo per arrabbiarsi (è la seconda volta in due settimane! non succederà mai mai più!), senza perderci d’animo siamo ripartiti concentratissimi e motivati per fare al meglio le difficili 169 miglia rimanenti del percorso. Dal fondo della classifica ci siamo sforzati di lavorare con il massimo impegno senza preoccuparci di cosa facevano o dove erano gli altri.

A causa del forte vento di scirocco sul finire del primo giorno ancora non avevamo raggiunto Giannutri che già avarie e “problemi fisici” degli equipaggi obbligavano numerose imbarcazioni al ritiro. Il mini non è fatto solo di bei ricordi, ne ho di spiacevoli, davvero sgradevoli anch'io, ma queste miglia le ricordo con piacere: la rombante discesa sulle formiche, la robusta, ma efficacissima bolina con il mare e vento contrari, i pezzettini di pizza bianca che mangiavo nei miei periodi di standby avvolto nella coperta di pile per asciugare la cerata, il lavoro in coperta con i piedi sempre ghiacciati e le mani doloranti, la turnazione con il mio compagno Stefano, il bordeggio giocando con le rotazioni del vento tra le isole dell’arcipelago, la seconda mano alla randa presa sottovento al Giglio con vento reale di 25 nodi.

Alle 2300 doppiamo Giannutri, ci concediamo un po’ più di riposo per le prime ore del mattino: nel pomeriggio sono attese condizioni meteo molto più impegnative!

Il vento dal traverso ruota divenendo portante, l’intensità è ancora modesta, issiamo il runner, lo spinnaker più grande in dotazione, circa 75mq di superficie. Nel corso della mattina il vento aumenta, ma non cambia di direzione, il runner spinge la barca sempre più veloce, ancora non sono le 12.00 che viaggiamo abbondantemente sopra i 10 nodi di velocità spinti da oltre 25 nodi di vento reale. La discesa diventa minuto dopo minuto più veloce, quando sullo strumento leggiamo numeri troppo grandi, nonostante la barca sia ben equilibrata e immaginiamo di avere ancora molte imbarcazioni da recuperare, preferiamo ammainare lo spinnaker grande, manca poco ormai all’isola di Capraia, rinunciamo ad issare uno spinnaker più piccolo, proseguiamo a vele bianche per le ultime miglia: il vento è vicino ai 30 nodi e la barca fila ancora a velocità portentose!

Approfittando del ridosso di Capraia mi dedico alla nuova configurazione della velatura. Da tutta randa, come eravamo configurati per la discesa, optiamo per 2 mani alla randa e la mano al solent per la bolina durissima che ci attende dall’altro lato dell’isola. Forse un pizzico sopra invelati, ma il rischio con minore tela è di non riuscire ad avanzare dovendo risalire le grandi e ripide onde che abbiamo osservato durante la discesa nel medesimo vento che non accenna a diminuire!

Arrivo del fronte: sembra di essere in uno dei disegni del mio testo di meteorologia francese regalatomi dagli amici di via Ripetta! I groppi temporaleschi in arrivo all’orizzonte e il vento che ruota deciso accompagnando la nostra prua minuto dopo minuto verso sud-est. Ero in cabina, a riposare un po’, poco, quasi nulla con lo scafo che si impenna e batte violentemente sulle onde… Stefano dal pozzetto grida: “la bascula!, la bascula!”. Arriva il fronte, il vento ruota, ruota, siamo in rotta, ruota ancora, possiamo issare il gennaker pesante! rilevo Stefano al timone, tocca a lui riposare un po’, naturalmente comincia a piovere, proprio come nell’illustrazione del manuale, siamo nell’ultima vignetta del paragrafo! Ecco la pioggia, il cielo coperto, il rombo dei tuoni in lontananza, la barca che corre veloce sul mare contrario (l’onda è ancora da sud-est), sembra di essere presi a pugni dal mare, ma la barca non si ferma più, non si impenna, non batte, avanza veloce, corre verso Piombino.

Ingresso nel canale di Piombino: Il profilo dell’Elba, della costa e delle isole di questo canale mi sono così familiari che non ho bisogno della carta per capire dove siamo, dove andiamo, e cosa faremo, ma un’occhiata alla mia mappa tattica ci vuole!! Meglio essere precisi.

Eseguiremo una serie di strambate nel canale, comincia a fare buio, il vento di nord-ovest oscilla tra i 15 e i 23 nodi. Ci sono delle nuvole qui e li, a ben collocarsi il vento sarà più forte. Decido di fare l’ultima strambata sottovento a Cerboli e puntare sulla costa con le mura a sinistra. il mio routage, quello che ho fatto con il computer prima della partenza, che a nulla è servito per quasi tutta la regata, dall’arrivo del fronte comincia a incastrarsi con la realtà … ,ma quello che va bene per chi è avanti non necessariamente va bene per chi è indietro: ci sono ancora molte barche ancora davanti a noi, tanto vale seguire l’istinto e correre il rischio di sbagliare!

Fase finale: Il vento continua a ruotare man mano che ci avviciniamo a terra, purtroppo non proprio fino all’angolo sperato, ma abbastanza da permetterci di correre lungo e molto vicino alla costa con raffiche che fanno partire spesso la barca in lunghe planate, ricordo la voce di Stefano: “quella è Castiglione”, in effetti siamo molto vicini alle luci della costa, ancora l’angolo non è quello che speravamo, servono altre due strambate, anticipiamo la seconda per rimanere sotto costa. Quando il vento cala, ci troviamo abbastanza vicino all’arrivo. Non siamo soli, vediamo il “trenino” di imbarcazioni che arrivano lentamente dal largo, ormai sono passate le 23.00, è la nostra seconda notte, la stanchezza lascia il posto al massimo livello di concentrazione: tante barche concentrate nelle ultime miglia, bisogna portare a casa un numero che sia il più basso possibile!, per non rischiare con gli invisibili refoli d’aria nell’oscurità andiamo direttamente all’incasso, ovvero sfruttiamo tutto l’abbrivio e quel po’ di vento che va scemando per metterci tra l’invisibile arrivo e le imbarcazioni più vicine, il che ci assicura con anticipo una posizione che ancora ignoriamo.

Moiteseoul che ha navigato lungo la costa come noi ha già tagliato il traguardo, Jolie Rouge è più esterno, è più vicino alla boa che delimita l’arrivo verso il largo, sembra fermo, all’improvviso accelera e in pochi minuti riesce a tagliare la linea, i russi di Magnum Sport sono un po’ più indietro mentre la colonna delle altre imbarcazioni non può avanzare verso l’arrivo senza scavalcarci quindi, dopo un po’ di attesa, con un vento leggerissimo ed intermittente alle due del mattino siamo i successivi a tagliare la linea.

Quarti tra le imbarcazioni di serie, quinti assoluti. Incredibile! Naturalmente Platone e D’Alì sono già al “Poderino” a riposare!

Onestamente: il passaggio del fronte proprio mentre giravamo l’isola di Capraia ci ha permesso di recuperare buona parte del gap accumulato a causa della nostra maldestra partenza, ma l’opportunità di dare la “zampata” finale ce la siamo sudata: non solo con la fatica, con l’impegno fisico, ma grazie ad un equilibrio, una preparazione e gestione della regata che se non ancora perfetta, viste le condizioni meteorologiche, credo sia stata un buon esercizio di “maturità”, o almeno la conferma che abbiamo fatto un altro piccolo passo in avanti!

Grazie agli amici e ai tanti sostenitori che credono in questo mio progetto.

La fiducia è una delle risorse più grandi. Un pannello fotovoltaico efficiente e robusto, un accumulatore affidabile, i capi di abbigliamento tecnico, la preparazione sono elementi davvero importanti, ma nel momento più importante la fiducia in te stesso e la straordinaria energia che ti arriva dal convinto e solido sostegno di chi crede in te fa la differenza.

A questo riguardo insieme ai miei sponsor, amici e sostenitori devo ringraziare Massimo de Donno e gli amici di Your Trainers Group per la fiducia e il contributo che stanno dando al mio progetto.

Ho iniziato con entusiasmo insieme a loro un percorso di formazione e un'attività di coaching in cui ripongo grandi aspettative. Gli strumenti che sto acquisendo mi stanno permettendo infatti di perfezionare la mia preparazione come atleta e la mia consapevolezza come uomo. Le sfide che la vita e che uno sport come la vela d'altura ti mettono davanti possono essere davvero impegnative, perciò chiunque punti a realizzare grandi obiettivi non può fare a meno di investire sulla propria crescita personale!

Spero di poter godere il più a lungo possibile del privilegio di vivere questa straordinaria avventura!

 
Solo Roma Solo Race



Tutto un altro registro rispetto a Barcellona.

Il direttore di gara ha posticipato la partenza di un’ora a causa delle difficili condizioni meteo e per avere previsioni più dettagliate riguardo ai giorni successivi.

Ho fatto una buona partenza, indovinato il bordeggio sotto costa con lo spi incrociando con le barche in testa. Una volta al largo, dichiaratosi il vento, cambio SPI e metto su il grande, il vento oscilla aumentando fino a 20 nodi, con lo spi grande posso tenermi bene in rotta, ogni tanto orzo al massimo per mantenere al massima velocità possibile. In questo modo passo avanti ad Andrea Pendibene e Niki, raggiungendo un po’ più sopravvento Piero e Andrea Frassinetti. Andrea con il suo Nacira con quel vento, con quell’angolo va fortissimo, Anche Piero, ma io sono li.

Il vento gira un po’, ormai è fisso sui 20 nodi, e se voglio rimanere in rotta devo ammainare lo spi grande.
Mi preparo ad ammainare il grande e mettere su lo spi medio per poter orzare di più e mantenere la rotta diretta su Palmarola. Ammaino il grande senza problemi, subito collego i circuiti di mura-scotta e drizza al nuovo spi, ri-poggio, vado per issare, Dissastro: mentre sale su la drizza si blocca a metà… mezza vela va sottovento e una parte tocca l’acqua. Il disastro è fatto! ci sono 22 nodi d’aria ed io mi trascino di poppa un sacco in nylon di 54 metri quadrati.
Purtroppo lo spi si incastra anche nei timoni, ogni tentativo di liberarlo è impossibile, la retromarcia impossibile, anche ammainando la randa la barca scarrocciando va troppo veloce per liberare la vela senza immergersi (cosa che non intendevo fare). Lo spi comincia a strapparsi a causa dei miei tentativi di recupero.
Rabbia, rabbia… non resta che farlo a pezzi! Eliminato il problema spi, ora c’è da sistemare il bompresso, si è rotta una ritenuta, sostituire la manovra della tack che ho dovuto tranciare per non rompere tutto. Ho perso tempo, ovvero tante preziose miglia sulla flotta, sono ultimo e non ho più la vela per fare la stessa velocità, quindi la distanza aumenterà ancora. Penso di ritirarmi… Alla fine grazie anche al sostegno degli amici resto in rotta per Palmarola a vele bianche e terminate le riparazioni, con una tack cortissima isso un gennaker piccolissimo per non perdere almeno troppe miglia almeno rispetto alla coda della flotta.
Il giro di Palmarola, al buio bordeggiando di bolina, (nel frattempo il vento è girato) lo faccio in tutta sicurezza, molto più distante da secche e scogli di quanto certamente non avrei fatto se fossi rimasto in testa! Riposo, alimentazione, gestione del sonno, tutto va molto bene, e la mattina cominciano ad apparire le barche in coda alla flotta, durante il pomeriggio e la sera con un laborioso bordeggio molto sotto costa a caccia di brezze, in un vento leggerissimo riesco a recuperare altra acqua, 2 posizioni, e mentre penso a quanto sono andato forte, e a come cammina veloce la mia barca… sia al lasco con ventone, che nelle ariette in tutte le andature, un po’ mi dispiaccio per il risultato della regata!

Bilancio:
Rispetto a Barcellona un bel progresso. Anche questa è stata una regata difficile, con un meteo impegnativo, niente pioggia, ma decisamente più freddo! Questa volta ero molto più rilassato grazie alla cura di ogni dettaglio e una gestione perfetta dei giorni pre-regata. Dal punto di vista della preparazione mentale e psicologica vi è stata una rivoluzione: Sono stato anche troppo combattivo, spericolato! Volevo arrivare a Palmarola “primo”, niente di meno, e non mi sono posto alcun problema nel far correre la barca al massimo. Questo è un traguardo importante. Ho esagerato un po’? Potevo aspettare qualche minutino prima di issare di nuovo lo spi… e proseguire a vele bianche, oppure fare tutta la discesa con lo spi medio con la certezza di arrivare almeno 6 ore dopo il primo. Certo non posso permettermi di perdere una vela a regata, ma rifarei esattamente la stessa scelta. Magari dovrò allenarmi di più nelle issate di spi con vento forte, al buio e in solitario... Ho imparato molto e dimostrato a me stesso le mie possibilità e quelle della barca. E’ chiaro che continuerò a migliorare!

Avanti con il programma.
Federico.


Federico

 
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