| Doppia burrasca |
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Da un lato la crisi: che attanaglia le opportunità di sponsorizzazione del progetto (insieme l’assottigliarsi della capacità di autofinanziamento), dall’altro lato il mare che con severità non perdona errori e non ha certo riguardo per il portafogli un po’ sguarnito dell’atleta/skipper/armatore! Abbiamo confezionato un anno straordinario con risultati in continua crescita. 15° Gpi 2011, 6° SMS 2011, 4° Campionato Italiano 2011 e una brillante qualifica dopo solo 6 mesi di esperienza, e infine un bel podio: terzo classificato alla prima regata del 2012. Abbiamo anche collezionato una sequenza incredibile di cedimenti e avarie! In parte rientrano nell’ordinario: sono barche bellissime, veloci, leggere, ma incredibilmente fragili. Il gioco sta proprio nel rompere tutto, o meglio, tutto quello che non è abbastanza robusto o ben dimensionato, accumulare esperienza sull’attrezzatura, correggere i punti deboli. Il “Dingo” di Pierre Rolland è una buona barca, ma di punti deboli ne ha tanti. E’ una barca di serie, ma prodotta in sole 15 unità… quindi tutta da scoprire, poco “esperta”: è necessario navigare tanto e duramente per far uscire tutti i problemi invisibili al progettista, difficili da immaginare in cantiere, ma dannatamente “reali” quando la barca cade da 2-3 metri di altezza o ingavona e straorza a 12-14 nodi di velocità! Poi c’è l’autopilota, per un solitario è uno strumento fondamentale, un insieme di parti elettro-fluido-meccaniche governato da un computerino a dir poco capriccioso, che parla tutte le lingue, ma pensa solo in francese, il tutto da sviscerare e mettere a punto in migliaia di miglia di severi test. In seguito all’ultima avaria i timoni devono necessariamente essere sostituiti con il nuovo modello, questo terrà ferma la barca per un mese circa non permettendomi di partecipare alla “Sanremo Mini Solo 2012”. Peccato!, adoro correre in solitario, ma l’obiettivo è una regata non di 200 miglia, bensì di 4200 (leggi: Transat 2013). Parliamo di una strada lunghissima dove l’importante non è solo la velocità, ma arrivare lontano, quindi è opportuno escludere in questo momento i rischi inutili. Ma il 2012 non finisce in cantiere. Dicevo: adoro correre in solitario e la barca ha ancora bisogno di essere “sbatacchiata” un po’ quest’anno. Per la regata di Le Grand Motte la barca non sarà ancora pronta, stiamo invece lavorando per chiudere la stagione con almeno una delle regate spagnole: Valenzia e Barcellona. Non sarà facile, si tratta di un complesso rebus tecnico-economico-logistico, ma sto lavorando duramente per chiudere il 2012 con almeno un'altra buona ottima corsa in solitario. Federico.
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