Diario di bordo:
Archiviata la Solitaria di inizio stagione nutrivo grande aspettativa per questa classica regata del circuito italiano Classemini.
E’ la mia terza partecipazione alla Arcipelago, conosco molto bene il campo di regata ed ho l’opportunità di correre in coppia con Stefano Paltrinieri che è uno degli atleti più esperti della categoria. Non solo è per me l’occasione di fare un buon risultato, già terzi nei serie e quinti overall nella passata edizione, anche un momento in cui attraverso l’esperienza di Stefano posso verificare i miei progressi e incassare qualche prezioso consiglio su cui lavorare nei mesi successivi.
Quest'anno la regata è molto differente dalle passate edizioni:
Livello dei partecipanti: nientemeno che Pietro d’Ali, uno dei velisti più esperti e completi del pianeta, un numero sempre crescente di professionisti e tanti nomi noti della vela italiana tra i partecipanti di questa regata, poi tanti velisti stranieri, russi, l'americano Jeffry, australiani, francesi, ed un gruppo di atleti italiani, meno noti, ma che continua a crescere tecnicamente, anno dopo anno, segnando sempre più successi nelle regate di casa come all’estero.
Meteo: molto, molto impegnativo per uomini e attrezzature. Venti di oltre 30 nodi da sud-est, poi da Nord Ovest, temporali, pioggia, freddo… niente di meno, tutto quanto il meteo può offrire per rendere più difficile, rischiosa e impegnativa una competizione che per le sue caratteristiche (corriamo 24 ore su 24 per 170 miglia) è già estrema anche con il bel tempo!
Come è finita? Incredibile! quasi come lo scorso anno: quinti overall e quarti tra i serie! Ci siamo riconfermati nonostante le difficili condizioni piazzandoci in mezzo a nomi che... vi lascio immaginare l'espressione mia e di Stefano mentre ascoltavamo le loro voci alla radio! Certo: la burrasca è la stessa per tutti, ma chi conosce questo tipo di regate sa bene quanto le condizioni difficili amplificano la distanza tra chi ha più o meno esperienza.
Partenza così così: uno sgradevole incidente, una vela caduta accidentalmente in mare, ci ha bloccato per 20 minuti abbondanti! Non c’è tempo per arrabbiarsi (è la seconda volta in due settimane! non succederà mai mai più!), senza perderci d’animo siamo ripartiti concentratissimi e motivati per fare al meglio le difficili 169 miglia rimanenti del percorso. Dal fondo della classifica ci siamo sforzati di lavorare con il massimo impegno senza preoccuparci di cosa facevano o dove erano gli altri.
A causa del forte vento di scirocco sul finire del primo giorno ancora non avevamo raggiunto Giannutri che già avarie e “problemi fisici” degli equipaggi obbligavano numerose imbarcazioni al ritiro. Il mini non è fatto solo di bei ricordi, ne ho di spiacevoli, davvero sgradevoli anch'io, ma queste miglia le ricordo con piacere: la rombante discesa sulle formiche, la robusta, ma efficacissima bolina con il mare e vento contrari, i pezzettini di pizza bianca che mangiavo nei miei periodi di standby avvolto nella coperta di pile per asciugare la cerata, il lavoro in coperta con i piedi sempre ghiacciati e le mani doloranti, la turnazione con il mio compagno Stefano, il bordeggio giocando con le rotazioni del vento tra le isole dell’arcipelago, la seconda mano alla randa presa sottovento al Giglio con vento reale di 25 nodi.
Alle 2300 doppiamo Giannutri, ci concediamo un po’ più di riposo per le prime ore del mattino: nel pomeriggio sono attese condizioni meteo molto più impegnative!
Il vento dal traverso ruota divenendo portante, l’intensità è ancora modesta, issiamo il runner, lo spinnaker più grande in dotazione, circa 75mq di superficie. Nel corso della mattina il vento aumenta, ma non cambia di direzione, il runner spinge la barca sempre più veloce, ancora non sono le 12.00 che viaggiamo abbondantemente sopra i 10 nodi di velocità spinti da oltre 25 nodi di vento reale. La discesa diventa minuto dopo minuto più veloce, quando sullo strumento leggiamo numeri troppo grandi, nonostante la barca sia ben equilibrata e immaginiamo di avere ancora molte imbarcazioni da recuperare, preferiamo ammainare lo spinnaker grande, manca poco ormai all’isola di Capraia, rinunciamo ad issare uno spinnaker più piccolo, proseguiamo a vele bianche per le ultime miglia: il vento è vicino ai 30 nodi e la barca fila ancora a velocità portentose!
Approfittando del ridosso di Capraia mi dedico alla nuova configurazione della velatura. Da tutta randa, come eravamo configurati per la discesa, optiamo per 2 mani alla randa e la mano al solent per la bolina durissima che ci attende dall’altro lato dell’isola. Forse un pizzico sopra invelati, ma il rischio con minore tela è di non riuscire ad avanzare dovendo risalire le grandi e ripide onde che abbiamo osservato durante la discesa nel medesimo vento che non accenna a diminuire!
Arrivo del fronte: sembra di essere in uno dei disegni del mio testo di meteorologia francese regalatomi dagli amici di via Ripetta! I groppi temporaleschi in arrivo all’orizzonte e il vento che ruota deciso accompagnando la nostra prua minuto dopo minuto verso sud-est. Ero in cabina, a riposare un po’, poco, quasi nulla con lo scafo che si impenna e batte violentemente sulle onde… Stefano dal pozzetto grida: “la bascula!, la bascula!”. Arriva il fronte, il vento ruota, ruota, siamo in rotta, ruota ancora, possiamo issare il gennaker pesante! rilevo Stefano al timone, tocca a lui riposare un po’, naturalmente comincia a piovere, proprio come nell’illustrazione del manuale, siamo nell’ultima vignetta del paragrafo! Ecco la pioggia, il cielo coperto, il rombo dei tuoni in lontananza, la barca che corre veloce sul mare contrario (l’onda è ancora da sud-est), sembra di essere presi a pugni dal mare, ma la barca non si ferma più, non si impenna, non batte, avanza veloce, corre verso Piombino.
Ingresso nel canale di Piombino: Il profilo dell’Elba, della costa e delle isole di questo canale mi sono così familiari che non ho bisogno della carta per capire dove siamo, dove andiamo, e cosa faremo, ma un’occhiata alla mia mappa tattica ci vuole!! Meglio essere precisi.
Eseguiremo una serie di strambate nel canale, comincia a fare buio, il vento di nord-ovest oscilla tra i 15 e i 23 nodi. Ci sono delle nuvole qui e li, a ben collocarsi il vento sarà più forte. Decido di fare l’ultima strambata sottovento a Cerboli e puntare sulla costa con le mura a sinistra. il mio routage, quello che ho fatto con il computer prima della partenza, che a nulla è servito per quasi tutta la regata, dall’arrivo del fronte comincia a incastrarsi con la realtà … ,ma quello che va bene per chi è avanti non necessariamente va bene per chi è indietro: ci sono ancora molte barche ancora davanti a noi, tanto vale seguire l’istinto e correre il rischio di sbagliare!
Fase finale: Il vento continua a ruotare man mano che ci avviciniamo a terra, purtroppo non proprio fino all’angolo sperato, ma abbastanza da permetterci di correre lungo e molto vicino alla costa con raffiche che fanno partire spesso la barca in lunghe planate, ricordo la voce di Stefano: “quella è Castiglione”, in effetti siamo molto vicini alle luci della costa, ancora l’angolo non è quello che speravamo, servono altre due strambate, anticipiamo la seconda per rimanere sotto costa. Quando il vento cala, ci troviamo abbastanza vicino all’arrivo. Non siamo soli, vediamo il “trenino” di imbarcazioni che arrivano lentamente dal largo, ormai sono passate le 23.00, è la nostra seconda notte, la stanchezza lascia il posto al massimo livello di concentrazione: tante barche concentrate nelle ultime miglia, bisogna portare a casa un numero che sia il più basso possibile!, per non rischiare con gli invisibili refoli d’aria nell’oscurità andiamo direttamente all’incasso, ovvero sfruttiamo tutto l’abbrivio e quel po’ di vento che va scemando per metterci tra l’invisibile arrivo e le imbarcazioni più vicine, il che ci assicura con anticipo una posizione che ancora ignoriamo.
Moiteseoul che ha navigato lungo la costa come noi ha già tagliato il traguardo, Jolie Rouge è più esterno, è più vicino alla boa che delimita l’arrivo verso il largo, sembra fermo, all’improvviso accelera e in pochi minuti riesce a tagliare la linea, i russi di Magnum Sport sono un po’ più indietro mentre la colonna delle altre imbarcazioni non può avanzare verso l’arrivo senza scavalcarci quindi, dopo un po’ di attesa, con un vento leggerissimo ed intermittente alle due del mattino siamo i successivi a tagliare la linea.
Quarti tra le imbarcazioni di serie, quinti assoluti. Incredibile! Naturalmente Platone e D’Alì sono già al “Poderino” a riposare!
Onestamente: il passaggio del fronte proprio mentre giravamo l’isola di Capraia ci ha permesso di recuperare buona parte del gap accumulato a causa della nostra maldestra partenza, ma l’opportunità di dare la “zampata” finale ce la siamo sudata: non solo con la fatica, con l’impegno fisico, ma grazie ad un equilibrio, una preparazione e gestione della regata che se non ancora perfetta, viste le condizioni meteorologiche, credo sia stata un buon esercizio di “maturità”, o almeno la conferma che abbiamo fatto un altro piccolo passo in avanti!
Grazie agli amici e ai tanti sostenitori che credono in questo mio progetto.
La fiducia è una delle risorse più grandi. Un pannello fotovoltaico efficiente e robusto, un accumulatore affidabile, i capi di abbigliamento tecnico, la preparazione sono elementi davvero importanti, ma nel momento più importante la fiducia in te stesso e la straordinaria energia che ti arriva dal convinto e solido sostegno di chi crede in te fa la differenza.
A questo riguardo insieme ai miei sponsor, amici e sostenitori devo ringraziare Massimo de Donno e gli amici di Your Trainers Group per la fiducia e il contributo che stanno dando al mio progetto.
Ho iniziato con entusiasmo insieme a loro un percorso di formazione e un'attività di coaching in cui ripongo grandi aspettative. Gli strumenti che sto acquisendo mi stanno permettendo infatti di perfezionare la mia preparazione come atleta e la mia consapevolezza come uomo. Le sfide che la vita e che uno sport come la vela d'altura ti mettono davanti possono essere davvero impegnative, perciò chiunque punti a realizzare grandi obiettivi non può fare a meno di investire sulla propria crescita personale!
Spero di poter godere il più a lungo possibile del privilegio di vivere questa straordinaria avventura!